Per continuare in modo produttivo il percorso di ricerca ci è sembrato necessario affiancare all’intervento “tradizionale” degli incontri e delle conferenze una attività di tipo editoriale partendo dalla consapevolezza che il flusso di internet, incondizionato e immateriale, necessita di “sedimentazioni”.

Il progetto PANEROSE è possibile grazie alla collaborazione ed al lavoro di un collettivo di giovani: insieme al gruppo “storico” di Pensieri in Piazza si cerca di affrontare quello che è un problema fondamentale dell’umanità, cioè il confronto e la trasmissione culturale intergenerazionale.

 

CRONACHE DALLA PANDEMIA

Autori: Miguel Benasayag, Aldo Bonomi, Joselle Dagnes, Marianna Filandri, Francesco Remotti, Marco Revelli, Claudio Villiot
Con i contributi di: Massimo De Carolis, Derrik de Kerckhove, Serge Latouche

(https://www.diestlibri.com/panerose/4650-cronache-dalla-pandemia.html)

Dall’Introduzione:

Marzo 2020: città deserte, uffici, scuole, negozi, fabbriche, tutto rigorosamente chiuso, ognuno serrato nella propria abitazione, ad ascoltare i notiziari che giorno dopo giorno snocciolano dati drammatici sul numero dei contagiati, i morti, i ricoverati. L’unico filo di connessione col mondo rimane quello dei media, vecchi e nuovi, televisione, radio, internet, i social. Tutto d’un tratto la socialità reale è scomparsa, o ridotta ai minimi termini del proprio nucleo familiare. E’ lo scenario del primo lockdown, dominato dalla paura e dallo spaesamento rispetto a ciò che stava avvenendo e che nessuno avrebbe immaginato di dover sperimentare. In questo scenario prende corpo l’idea dell’Associazione “Pensieri in Piazza” di organizzare una serie di incontri on-line per iniziare a riflettere sulla pandemia, su questa condizione del tutto nuova e sconosciuta in cui ci siamo ritrovati a vivere. Una situazione di “sospensione”, di “interruzione” traumatica della vita sociale che, come tutti i momenti di “crisi”, offriva al pensiero e alla discussione molti spunti di riflessione, permetteva di osservare, come in una sorta di grande laboratorio, caratteri, limiti, possibilità della nostra “forma di vita”, in qualche modo messa a nudo dal virus. Questo testo, il primo del progetto editoriale Panerose, riporta le conversazioni a cui nella primavera 2020 hanno partecipato studiosi e intellettuali invitati da “Pensieri in piazza” a confrontarsi sul tema della pandemia: Miguel Benasayag, Marco Revelli, Joselle Dagnes e Marianna Filandri, Francesco Remotti e Aldo Bonomi si interrogano, ognuno dalla propria prospettiva disciplinare, sui molteplici “insegnamenti” che da questa traumatica esperienza potremmo ricavare, sui gravi punti di crisi sociale che con sempre maggiore chiarezza emergono, ma anche sulle nuove prospettive che a partire dalla coscienza della crisi potrebbero aprirsi. Prendono forma così una serie di analisi e di concetti fondamentali come la differenza tra informazione e conoscenza messa in luce da Benasayag, differenza che nel nostro universo mediatico sovraccarico di informazioni, ma poverissimo di conoscenze, produce l’incapacità di agire; o la “malattia” dell’individualismo denunciata da Revelli, che ha prodotto una drammatica “distruzione di socialità” ben prima della pandemia. Allo stesso modo l’analisi economica di Dagnes e Filandri ci porta a vedere con grande chiarezza come il Coronavirus abbia colpito in modo selettivo e non uniforme il nostro universo sociale, approfondendo vecchie diseguaglianze e creandone di nuove. Il concetto di “sospensione” è al centro dell’analisi di Remotti; una “sospensione” che in altre culture rappresenta il momento proprio della crisi, in cui tutto viene messo in discussione, un vecchio ordine si è esaurito e uno nuovo deve prendere forma, un concetto e una pratica che potrebbero essere fondamentali anche per noi oggi, a patto di non considerare la pandemia una parentesi da chiudersi il più in fretta possibile (operazione che a più di un anno di distanza si continua a propagandare come narrazione dominante, ma che, nella realtà, è evidentemente fallita), ma una occasione per ripensare il nostro presente secondo prospettive capaci di produrre autentica trasformazione sociale. E proprio sul potenziale trasformativo della “comunità di cura” si concentra la riflessione di Bonomi: una “comunità di cura larga”, da qui bisogna “ripartire”, da quel variegato e ricchissimo mondo costituito da esperienze comunitarie di solidarietà, di mutuo aiuto e soccorso, vere e proprie “oasi” nel deserto della socialità.

In appendice, grazie alla gentile concessione degli autori, abbiamo riportato altri brevi interventi di Serge Latouche, di Derrick De Kerckhove, di Massimo De Carolis, già apparsi su quotidiani o riviste, che permettono di arricchire ulteriormente la riflessione a più voci che costituisce il senso profondo di questo nostro progetto editoriale. A introdurre il testo degli interventi e del dibattito che ne è seguito, un breve saggio di Claudio Villiot, tra i fondatori dell’Associazione “Pensieri in Piazza”, che tenta di ricostruire in uno sguardo d’insieme alcuni nodi e problematiche che nel tempo della pandemia si sono resi visibili in primo piano, ma che rappresentano temi di lunga durata, che segnano nel profondo il nostro vivere sociale.

Abbiamo intitolato Cronache dalla pandemia questo lavoro collettivo, con un esplicito richiamo alle Cronache marziane di Bradbury: come i protagonisti di quei racconti anche noi ci siamo ritrovati proiettati “su Marte”, ovvero in una dimensione sconosciuta e inquietante, lontani dalla “madrepatria”, dalle nostre abitudini consolidate, che improvvisamente hanno mostrato tutta la loro debolezza. Anche noi, se non vogliamo archiviare frettolosamente questa esperienza, illudendoci che possa essere superata senza lasciare traccia, dobbiamo forse fare i conti con i limiti del nostro “vecchio” mondo, per tentare di dare concretezza a nuove prospettive di esperienza e di vita sociale. Abbiamo scelto di accompagnare il testo scritto con la riproduzione di una serie di tele di Carlo Giaccone, opere che ci hanno colpito per la loro forza espressiva e originalità, in grado di dar vita a una relazione produttiva con i concetti espressi nei diversi interventi, nella convinzione che la relazione tra parole e immagini rappresenti un’occasione di reciproco arricchimento, di potenziamento del discorso come della rappresentazione artistica e dei loro possibili significati.

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